Il Rifugio sul Monte Cerreto – 1316 M di Monti Lattari



🥾 Sentiero CAI 340 – Dal Chianiello al Monte Cerreto

Un itinerario ripido e selvaggio che dal vecchio cimitero di Angri risale con decisione il fianco dei Monti Lattari, fino alla panoramica vetta del Monte Cerreto, balcone naturale sul Golfo di Napoli e sulla Costiera Amalfitana. 🌊⛰️

📊 Dati tecnici

  • Codice sentiero: CAI 340 (rete CAI Monti Lattari).
  • Partenza: Cimitero Vecchio di Angri, 80 m.
  • Arrivo: Vetta Monte Cerreto, 1316 m.
  • Lunghezza: 6,8 km circa.
  • Dislivello positivo: 1140 m.
  • Tempo di salita indicativo: 4 h 30’ (escursionisti allenati, passo regolare).
  • Grado CAI: E (Escursionistico), con tratti severi, faticosi e in parte degradati.

🚗 Accesso stradale

Dall’autostrada A3 si esce ad Angri, si gira a sinistra passando sotto il cavalcavia e si imbocca la seconda traversa a destra, seguendola fino in fondo. Qui si parcheggia in prossimità del vecchio cimitero, punto di partenza ufficiale del sentiero 340. 🅿️

🧭 Track report – sviluppo dell’itinerario

1️⃣ Dal Cimitero Vecchio di Angri al Chianiello

Si oltrepassa un cancello pedonale (normalmente aperto) che introduce subito nell’atmosfera rustica delle pendici dei Lattari, tra muretti, orti e tracce di vecchie mulattiere. 🌿
La traccia prende quota con decisione sopra i tetti di Angri, alternando brevi rampe a tratti più regolari, fino a raggiungere il pianoro del Chianiello, primo vero punto di respiro dell’escursione e unico punto di rifornimento idrico del percorso. 💧

2️⃣ La lunga salita nel bosco e gli incroci di cresta

Dal Chianiello si continua in salita seguendo la segnaletica bianco-rossa, con una sequenza di tornanti che si infilano nel versante via via più ripido. Il sentiero supera in ordine l’incrocio con il 340a (quota 425 m) e quello con il 324a (580 m), quindi prosegue a monte fino a intercettare le deviazioni per il 340b (670 m) e il 340c in zona Cauraruso, intorno agli 875 m. 🔁

In questa sezione l’ambiente diventa progressivamente più selvaggio e meno “urbano”: tratti di vecchie piste forestali lasciano spazio a sentiero stretto, con vegetazione che in alcuni punti può chiudersi sul cammino e pendenze che non concedono tregua. 🌳💪

3️⃣ Verso la vetta del Monte Cerreto

Oltre l’area del Cauraruso la salita si fa più severa e la montagna si apre: il sentiero guadagna la dorsale, lambisce zone di bosco rado e piccole radure panoramiche, quindi punta con decisione verso la vetta del Monte Cerreto. 🌄
L’ultimo tratto alterna strappi diretti e brevi traversi fino alla croce di vetta, a 1316 m, dove lo sguardo abbraccia in un colpo solo Vesuvio, Golfo di Napoli, Penisola Sorrentina e l’allineamento dei Lattari fino al Faito. 😍

⚠️ Qualità del tracciato e criticità

Il 340 è un itinerario storicamente molto bello e panoramico, ma negli ultimi anni ha sofferto per frane, erosione, tagli forestali e passaggi di mezzi meccanici, con tratti dove il sentiero si è assottigliato, interrotto o risulta poco evidente. 🌧️
Diversi escursionisti segnalano vegetazione alta e rovi, pendenze molto accentuate, bivi confusi nella zona Mandrone–Cauraruso e presenza di cani da gregge lungo il percorso: elementi che aumentano l’impegno psicofisico e sconsigliano l’itinerario a chi ha poca esperienza.

In condizioni sfavorevoli di manutenzione, la discesa sul 340 può risultare più insidiosa della salita (fondo scivoloso, traccia cancellata, smottamenti), tanto da essere definita “azzardata” da alcune recensioni. ⤵️
L’itinerario è quindi più adatto a chi ha buona esperienza di orientamento, allenamento su forti dislivelli e confidenza con terreni “sporchi” e non sempre intuitivi.

🔀 Segnaletica e collegamenti

  • Segnaletica CAI bianco-rossa presente ma non sempre continua o in perfetto stato; in alcuni tratti può risultare difficile da individuare.
  • Incroci principali: 340a, 324a, 340b, 340c, 330b e collegamento con il sentiero 300 (Alta Via dei Monti Lattari) in zona Monte Cerreto.
  • Toponimi chiave: Cimitero Vecchio di Angri, Chianiello, Cauraruso, Mandrone, Vetta Monte Cerreto.
  • Punto acqua: fontana/abbeveratoio al Chianiello (da verificare sempre in base alla stagione).

🧠 Note Direzione Verticale – spirito del percorso

Il 340 non è il “solito” sentiero turistico: è una linea dura, verticale nello spirito, che parte quasi dal livello del mare e ti spara in cresta con un dislivello importante e un ambiente autentico, dove la montagna si mostra senza filtri. 💥
È l’itinerario ideale per chi vuole allenare gamba e testa su terreno impegnativo, lavorare sul passo in salita continua e conquistarsi con fatica la vista dalla cima del Cerreto, una delle terrazze più spettacolari dei Lattari. 🔭

Per progetti di traversata o uscite DV, il 340 può essere combinato con i sentieri 300, 340b e 346 per creare anelli più lunghi e giornate “full immersion” tra boschi, creste e paesaggi sospesi tra il mare e la pianura. 🌌

🚨 Avvertenze

  • Itinerario sconsigliato con pioggia, terreno bagnato o in piena estate nelle ore più calde. ☀️
  • Controllare sempre in anticipo lo stato aggiornato del sentiero (frane, tagli boschivi, eventuali chiusure) e prevedere un piano B in caso di tratti impraticabili.
  • Equipaggiamento da escursionismo alpino: scarponi con buona suola, bastoncini consigliati, abbigliamento a strati, acqua abbondante (soprattutto oltre il Chianiello). 🎒
  • Prestare attenzione a eventuali cani da gregge e a lavori forestali in corso nelle zone interessate.

🏔️ Il Monte Cerreto, con i suoi 1316 metri di altezza, è tra le montagne più imponenti che danno direttamente sul mare, la seconda per altezza dell’intera catena dei Monti Lattari.

Sulla sua cima Ocialan (ndr Alfonso Tedesco) fondò il suo tempio e la sua “reggia”. Questa Reggia ha dato ospitalità a centinaia di “viaggiatori di montagna”, rifugio e riparo a chi voleva rinfrancarsi dalla fatica del cammino. Anche io ho trovato il mio posto da “suddito” del “regno della natura”. 🌿

Qui mi sono innamorato della montagna, una scuola indubbiamente dura ma sincera, come spesso non accade nel quotidiano. Un posto che insegna a non barare e ad essere onesti con se stessi e con quello che si fa.

 

 

 

😔 Purtroppo c’è da ricredersi anche qui, di fronte a tanta bellezza e a uno stile di vita puro, quando accadono certi episodi. Nell’articolo di Modestino D’Antonio si descrive brevemente questa storia, fino a una circostanza abbastanza curiosa: l’incendio, per mano di loschi e non meglio identificati individui, della “Reggia di Ocialan”, il rifugio dei Monti Lattari e del Cerreto.

Il Rifugio sul Monte Cerreto - capanna data alle fiamme

🔥 L’incendio della capanna

 

📖 Ecco di seguito l’articolo:


RINASCERE DALLE CENERI (La Capanna-rifugio al Monte Cerreto) Monti Lattari, Penisola Sorrentina

(fonte: la Foglia anno XIII n. 161 – Dicembre 2012)

La capanna, il rifugio, la Reggia di Ocalan sulla vetta del Cerreto non c’è più! Sabato 17 novembre, il “giorno nero del Cerreto”, come mi ha messaggiato Salvatore. Non avrei mai voluto scrivere queste righe, soprattutto quando stavo riscrivendo la storia di Alfonso‐Ocalan attraverso i suoi sermoni settimanali che lasciava sul Cerreto, al fresco o al caldo, a seconda delle stagioni, nella sua amata “Reggia”.

Un mese fa Ocalan aveva abdicato, dopo aver regnato, signore assoluto del Cerreto, per dodici anni, dall’8 luglio 2000. Scriveva di sentirsi stanco, che le gambe non erano più quelle di una volta, ringraziava il Cerreto che gli aveva permesso “di essere stato me stesso con spavalderia”.

Già la tristezza lo aveva preso, e tanta nostalgia esprimevano gli occhi e le parole. Sollecitato a continuare la sua storia personale con la sua Montagna, volgeva le spalle e si allontanava.

L’ho incontrato lunedì 19 novembre, al solito posto: ci siamo guardati negli occhi e, senza dir parole, abbiamo espresso tutto il rammarico e la rabbia. La Reggia non c’è più, mani ignobili l’hanno ridotta in cenere.  Resta il ricordo e l’entusiasmo di quei giorni frenetici, quando, salendo sulla cima lungo i sentieri, Alfonso elaborava il suo progetto, i lavori da fare, le migliorie e le modifiche da apportare.

Tre mesi di lavoro frenetico raccontati da Alfonso nel “Libro delle emozioni”:

15.6.02 – Ho tagliato il primo palo: voglio farmi una casetta qui per starci il più possibile, sul mio regno, sul Cerreto, tra le pecore e la natura selvaggia.

29.6.02 – Sono arrivato al taglio di 30 pali per costruire il rifugio, sono stanco fisicamente ma rilassato psichicamente.

24.7.02 – Ho salito il ferro per legare i pali ed ho montato i pali disponibili, completando quasi la prima parete.

26.8.02 – Ho tagliato due pali abbastanza grandi per gli appoggi centrali del pagliaio o della casetta. Avevo rinunciato altre volte ma stamattina avevo più entusiasmo e li ho tagliati; però non vi dico la fatica per tirarli su. Avrei bisogno di qualcuno che mi aiuta per il montaggio, perché da solo mi è molto difficile.

31.08.02 – Ho messo in piedi la struttura per il capanno, si deve solo rivestire di felce; ce l’ho fatta, sono contento, il tempo è minaccioso, torno giù.

1.5.03 – Ocialan ringrazia tutti gli amici del Cerreto per la visita e le esternazioni di ammirazione per la capanna fatta, come Rifugio o punto di riferimento per attimi di silenzio e ritrovamenti spirituali che può dare il luogo.

14.5.05 – Seduto sulla panchina fatta con spezzoni di palo guardo il verde delle giovani foglie dei faggi, molte ancora chiare appena uscite dai germogli. Nella mischia si notano i salici ancora spogli, coperti solo di gemme chiare; sembrano alberelli innevati. Una pausa di lavoro per il deposito della legna per l’inverno.


“Adesso bisogna rimboccarsi le maniche, darsi coraggio e ricostruire la ‘Reggia’, più bella di prima, come la mitologica Araba Fenice che risorgeva dalle sue ceneri. Non bisogna darla vinta ai barbari, non bisogna arrendersi, se vogliamo continuare ad essere noi stessi, uomini di montagna, che vanno per i sentieri, ricercando, come scriveva Alfonso, emozioni e sensazioni. Ognuno di noi porti presto un nuovo palo, dove ora è cenere e rimpianto, per riavere la ‘Reggia’ e per continuare a riempire le pagine del ‘Libro del Cerreto’!”

 

Modestino D’Antonio


Modestino D'Antonio

 

 

📸 Le foto con didascalia si trovano anche sul profilo Facebook di Francesco Galasso, fondatore di Direzione Verticale.

 


La mia prima volta sul Cerreto
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