positano un paradiso terrestre che nasce in sordina di adriano trombetta

Positano …

un paradiso terrestre che nasce in sordina…

Qualsiasi persona veda Positano, non può ignorare la roccia!

Il tratto di costiera Amalfitana che da Positano arriva a Praiano e che in altezza si sviluppa negli abitati di Monte Pertuso e Nocelle, presenta la massima concentrazione di pareti in una regione che è già quasi tutta di pietra.

E allora potete immaginare cosa si scateni nell’animo di un climber o alpinista che veda tutto ciò…

Lo sguardo viene colpito dal rosso delle grotte, dal grigio dei muri a gocce, dal blu del mare.
Qua e la ci sono case e borghi, paesi talmente belli che sono il simbolo della “Bella Italia”, paesi che sono il simbolo della vita bella!

Bene, ora il quadro del paradiso degli arrampicatori è dipinto, resta da capire perché un tale luogo non sia esploso nel giro di pochi anni dalla sua scoperta alpinistica…

Attraverso la mia storia, inseparabile da quella della Selva, voglio trovare degli spunti per comprendere i limiti, gli errori oppure le fortune forse, che hanno portato alla situazione attuale.

È ottobre del 2007 quando vengo invitato da Marco Capone…

Marco è di Salerno, l’ho conosciuto in Piemonte dove è  arrivato da diversi anni per realizzare il suo obbiettivo di vivere da guida alpina. Mi parla dell’arrampicata in costiera con affetto ed entusiasmo, esponendomi i sui sogni di sviluppo. Quindi è da Salerno che parte il mio viaggio, verso quei luoghi che ancora non riuscivo ad immaginare.

Fino ad allora l’arrampicata in costiera aveva un sinonimo, Oreste Bottiglieri! Ovviamente iniziamo dalle sue (e fino ad allora uniche) falesie: San Liberatore, Torre dello Ziro, punta d’Aglio ed insieme a Mujo, terzo pellegrino del gruppo, ci accorgiamo subito che il potenziale è enorme.
Tiro dopo tiro e falesia dopo falesia notiamo che fra alcune vie molto belle ed altre bellissime c’è però in fondo un modo diverso di chiodare ed interpretare le linee rispetto a quello delle grandi falesie del nord Italia o del sud della Francia. Un pensiero si insinua inevitabilmente in noi, e, soprattutto in me diventa chiodo fisso…

Chiodare, creare, aprire… insomma esprimermi in nuove vie diventa per me obbiettivo di vita! E prima ancora di avere il tempo di pormi la domanda su come poterlo realizzare la soluzione si presenta dietro l’angolo…

La Selva

Ci raccontano che c’è un posto diverso chiodato da “un veneziano”… Positano è un po’ lontano, ma dicono che  il viaggio valga la visita… Ci spiegano che per arrivare al Mirabella, la falesia promessa, devi aprire un cancello ed entrare alla “Selva”. Cavolo! ma si entra proprio in casa!  a due guide piemontesi fa un po’ impressione passare a fianco alla cucina senza suonare neanche un campanello… ma c’è il Capone, l’autoctono, che ci spiega che spesso li è così.
Infatti subito incontriamo “i Selvatici” impegnati nella consueta raccolta delle olive…

Con tanto sudore e ancor più amore, Cristiano, Marta e Antonino stavano costruendo da sei anni quella che oggi è una delle più belle residenze di tutta Positano.
La Selva ti entra nell’anima al primo sguardo. In una delle zone più turisticamente caotiche che esistano al mondo questo luogo si distingue come un oasi di pace. Si raggiunge con una breve passeggiata, in salita o in discesa a seconda di come vi piace e, se pur a poca distanza dalla vita del borgo, l’isolamento sembra totale.

Lo sguardo spazia dal golfo di Salerno ai Faraglioni di Capri e l’orizzonte è la curvatura terrestre rappresentata dal blu del mare. Quando uscite dalla vostra stanzetta mettete immediatamente i piedi sull’erba, e poi le falesie! non solo vicine, ma in casa! proprio dentro il cancello!
Sei anni prima del nostro incontro Cristiano, veneziano come la sua bella Marta, ha cercato a lungo il suo eden e lì l’ha trovato.
Voleva inizialmente metter in piedi un’attività per gli arrampicatori ma poi fra un lavoro e l’altro “la Selva” l’aveva totalmente assorbito. Quando io l’ho conosciuto viveva dei proventi della sua terra e dei pochi turisti ai quali dava alloggiamento nell’estate.
Intanto però un progetto riguardante lo sviluppo di nuovi itinerari di arrampicata, che i Selvatici avevano presentato al comune i primi giorni della loro immigrazione, aveva compiuto il suo percorso ed era stato imprevedibilmente accettato…

Proprio lì, in quell’ottobre 2007, mentre noi scendevamo le scale della Selva, Cristiano cercava delle guide alpine alle quali affidare il progetto!

Inizialmente neanche immaginavo che mi venisse offerto un compenso, figuratevi, io avrei pagato per chiodare…

Ma tant’è…ed oggi sorrido nel ricordare che il punto di partenza della mia vita Positanese fu un progetto a sfondo economico (dicesi lavoro, vero?).

I mie colleghi invece si interessarono molto a questo aspetto e rapidamente  ci scindemmo in due scuole di pensiero: mentre Marco e Mujo cercavano vie e settori più rapidi da realizzare, io spesso con Cristiano, cercavo linee che rendessero maggiore giustizia a quelle pareti.
Mi sono spesso chiesto cosa provano oggi quei personaggi che hanno scoperto e sviluppato falesie come Ceuse, Arco, Finale, e vedendo il potenziale di quei luoghi volevo impegnarmi al massimo in ogni via, per non rischiare di guardare un giorno indietro e dire “be’, potevo fare di meglio” o peggio ancora “cavolo, me la sono lasciata scappare!”.  Insomma, quello che io vedevo a Positano era la possibilità di lasciare un segno della mia esistenza e tutto ciò non poteva avvenire senza “La Selva” e l’amore di Cristiano per l’arrampicata.

Visto che della parte più “commerciale” del progetto se ne è già parlato in diversi articoli, come il primo che uscì su Alp nel 2009, voglio in questa pagina raccontarvi della mia parte in quel lavoro e di tutto ciò che ne seguì.

E dalla Selva che nascono le idee e che si muove l’arrampicata di quei luoghi! e questo è ciò che non hanno colto fino ad ora i magazine che hanno parlato dell’arrampicata in costiera!

La mia attività attuale, che continua non solo senza compenso ma anche senza finanziamenti, deve molto all’ospitalità della Selva e di Cristiano, il quale spesso viene a chiodare con me.

Non sono l’unico che continua l’opera di chiodatura, c’è il Gunter che, se pur saltuariamente, continua a esprimere la sua arte su quelle pareti.
Anche lui Veneziano è stato uno dei primi chiodatori del posto, le sue linee visionarie, anche se a volte imperfette, sono state per me spesso fonte di ispirazione.

Potrebbe suonare esagerato sentir parlare in termini artistici di vie alte al massimo 60/80 metri, ma chiunque abbia provato a chiodare può meglio immaginare cosa voglia dire salire, spesso “dal basso”, su immensi strapiombi stalattitici. Li, la roccia non nasce perfetta ed alle volte far crollare canne e stalattiti instabili risulta un impresa acrobatica. Ma la cosa più complessa è vedere le linee, le quali spesso non sono diritte e devono anche evitare zone di roccia non chiodabile. Insomma, quando lavorate tre giorni per realizzare un solo tiro, be’, può diventare una sorta di vostra creatura, non pensate?

Le uniche relazioni ufficiali sono sul sito: www.associazionelaselva.it oppure sulla microguida  che siamo riusciti ad auto produrre e che si trova sul posto. Quindi, mi lamenterò nuovamente… perché anche in fatto di pubblicazioni più tecniche siamo stati quasi ignorati! La guida “Malopasso” è assai imprecisa riguardo a Positano; contiene relazioni che erano solo bozze da cantiere e che ne io ne Cristiano abbiamo dato alle stampe. Nelle nostre falesie, con quella guida in mano, si rischia di ripetere vie brutte che non sono mai state pulite o addirittura di non trovarne altre perché da noi stessi schiodate!
Nell’ultimo anno ci siamo maggiormente dedicati a far nascere “multy pitc”, per ora di soli 3-4 tiri ma in ambiente pazzescamente esposto al vuoto. La grotta dei Gufi è sicuramente la novità più interessante, li c’è “San Pietro in jumar”  che è forse la via di calcare che occupa il posto più grande nel mio cuore. Punta Campanella invece è senza dubbio uno dei luoghi ambientalmente più belli d’Italia e la via “Blu” ne è il sua bandiera.

Tutto ciò, purtroppo, è finanziato solamente dalle nostre tasche e vi assicuro che è pesante! Non solo per i soldi necessari a comprare materiale, ma soprattutto per ciò che non si guadagna mentre si lavora. E chiodare, penso lo abbiate capito, è un lavoro!

Stiamo cercando soluzioni, ma è difficile. Anzi, se avete delle idee o proposte per aiutarci a risolvere questo antipatico lato economico, tiratele fuori!

Per capire in che direzione andare è importante comprendere che il turismo arrampicatorio per la Costiera non è fondamentale. Il parallelismo più semplice è quello con Kalimnos o Arco: a Kalymnos non avevano altro prima che arrivasse l’arrampicata ed essa ha cambiato l’economia di un intera isola; ad Arco invece basta un sola parola per spiegare la differenza, “regione Trentino”!

Ora, a Positano, hanno turismo da aprile ad ottobre, ed è anche turismo ricco! la domanda è: come convincerli che l’arrampicata non è solo un turista in più? Come convincerli che l’arrampicata li renderebbe ancora una volta primi in tutto il mondo?

Mentre ci pensiamo chiodiamo!

…e ci vediamo alla Selva!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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